Cos’è l’estate per un motociclista senza moto?

Cos’è l’estate per un motociclista sprovvisto di moto?
Arianna non voleva proprio rischiare di saperlo e ha risolto il problema NOLEGGIANDO una moto!

 

Cos’è l’estate per un motociclista sprovvisto di moto? È un albero di Natale spoglio, un uovo di Pasqua senza sorpresa, una piadina senza imbottitura, una vera frustrazione insomma…

 

Mi era rimasto solo più il fido X-Max, ma in sella a lui mi pareva di essere una novella Don Chisciotte di tutto punto tecnicamente vestita pronta a partire per il giro del Monte Bianco su un metallico Ronzinante, stonando con quel mezzo per uso cittadino che tanto servizio mi aveva fatto in questi anni, schivando traffico e arrabbiature dal non trovare posteggio. Ottimo compagno di viaggio per recarsi al lavoro ma pur sempre Ronzinante rimaneva e mi mancava terribilmente l’aria sul viso, le partenze a tutto gas, le dolci pieghe scollinando per inerpicarmi a caccia di quelle emozioni che solo una moto può darti.

Cosa fare allora? In crisi d’astinenza totale da leva del cambio, penso alla soluzione più semplice, quella pronti via, chiavi in mano. Sempre di tutto punto da biker vestita sul mio Ronzinante, mi reco così dagli amici di Activ Motor vendita e noleggio di Biella.

 

Mi propongono l’MT07 della Yamaha, esemplare fino ad allora a me sconosciuto alla guida. Sarà la mia moto per quattro giorni. Scettica perché troppo piccola, ho pensato, per me che pur essendo donna sono alta, ma pur sempre donna sono e con tutti i limiti che noi abbiamo, rispetto ad un uomo, quando dobbiamo tenere una motocicletta a motore spento. Questo problema tipicamente femminile, con un bicilindrico di quasi 180 kg come l’MT07 si dissolve.

Dopo le spiegazioni tecniche del mezzo e le raccomandazioni di capitan Mario, giro la chiave pronta a dirigermi sulla strada verso casa e con estrema naturalezza e leggerezza conduco me stessa fluttuando sulla statale che da Verrone porta a Carisio all’imbocco dell’A4 verso Novara. Decido di fare una digressione e non prendere l’autostrada, se arriverò in ritardo non importa, importa invece quello che si prova durante il tragitto, il bello di andare in moto consiste proprio nel  non seguire una rotta precisa ma lasciarsi portare dal vento. Devio verso Buronzo, passo il centro abitato e mi butto sulla “salitina” che porta al castello che maestoso domina questa piana dell’alto vercellese. Non c’è nessuno, sono sola sull’asfalto, apro il gas e l’accelerazione mi dà la scossa adrenalina.

Il manubrio è maneggevolissimo; stringo forte il serbatoio tra le gambe come un fantino fa con il suo cavallo da corsa, sento la velocità scorrermi ovunque ma in sicurezza, percepisco la compattezza di questo bel giocattolino. Intorno, solo le risaie e davanti l’orizzonte con un rosso tramonto. Giungo a Rovasenda dove un altro maniero mi aspetta transitare ma davanti a lui non tiro dritto e mi fermo per fare due foto di rito. Mi rimetto in sella con una confidenza mai provata con nessun altro mezzo a due ruote e mi domando quale sia l’anima di questa silenziosa e scolpita signorina giapponese.

 

Ora siamo in simbiosi perfetta, canticchio sotto il casco felice perché vedo  il mio albero di Natale decorato, trovo una bella sorpresa dentro all’uovo di Pasqua e sento il gusto della piada con il crudo e lo squaquerone.

 

Questa testimonianza è stata postata da Arianna il 26 luglio 2015 sul sito www.amotomio.it

 

 

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